Libri Lorenza Farina

Raccontare la Shoah ai bambini grazie all’albo illustrato: intervista a Lorenza Farina

Il volo di Sara particolare

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio di ogni anno, per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Da mamma di due bambine, mi sono chiesta se fosse giusto affrontare con loro questo argomento, in quale modo e con quali tempi. Ma soprattutto mi sono chiesta perchè parlare a dei bambini di vicende tanto atroci. È possibile parlare di campi di sterminio senza traumatizzarli?

Mentre preparavo questo articolo, Beatrice che ha cinque anni ha visto la copertina del libro Il volo di Sara di Lorenza Farina, illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, per Fatatrac. Attratta dalle suggestive e potenti illustrazioni in bianco e nero mi ha domandato di cosa parlasse. Ho cercato di spiegarglielo con parole molto semplici, perchè è ancora piccola. Alla fine le ho chiesto perchè secondo lei fosse giusto parlare di queste cose, e lei mi ha risposto: ” Perchè non succedano più mamma”. Questa risposta, spontanea e immediata di una bambina di cinque anni, mi ha spiazzata per la sua verità semplice e allo stesso tempo profonda.

E allora ecco un’intervista a Lorenza Farina, bibliotecaria e autrice di diversi libri per bambini e ragazzi. In particolare ha scritto tre albi illustrati dedicati al tema dell’Olocausto:

La bambina del treno (Paoline, 2010, illustrato da Manuela Simoncelli), Il volo di Sara (Fatatrac, 2011, illustrato da Sonia M. L. Possentini) e Il ciliegio di Isaac (Paoline, 2017, illustrato da Anna Pedron).

In alcuni suoi libri Lei tratta, in maniera spesso molto potente, il tema dell’Olocausto. Perché secondo Lei è importante parlarne con i bambini?

Per rispondere a questa domanda prendo a prestito un’affermazione significativa di Elie Wiesel, ebreo, sopravvissuto alla Shoah, premio Nobel per la pace, il quale disse, riferendosi all’importanza del raccontare la Shoah, che:Tacere è proibito, parlare è impossibile”. Bisogna, cioè, conservare la memoria di questi eventi, perché non vengano cancellati dal tempo, ma trovare le parole adatte per dire tanta violenza, tanta disumanità, è quasi impossibile. A mio avviso, é importante e necessario far conoscere la Shoah anche ai bambini che, come tutti, hanno il diritto di sapere e il dovere di non dimenticare.
Soprattutto è doveroso insegnare alle giovani generazioni i valori universali correlati alla Shoah che permettano loro di convivere pacificamente, conoscendo e accettando l’altro. I miei racconti possono essere un esempio di come una storia vera, ormai lontana, complessa e drammatica possa essere narrata quando si conoscono le capacità dei bambini di affrontare qualsiasi argomento se questo è portato al loro livello emotivo.

E come può un albo illustrato esserci d’aiuto?

L’albo illustrato nel suo intreccio tra parole e immagini è uno strumento efficace e irrinunciabile per riuscire ad affrontare con i bambini tematiche non facili, considerate un tempo tabù come la morte, il razzismo, la guerra e ogni forma di violenza. Al riguardo la scrittrice Nadia Terranova, in un suo interessante articolo, ha sottolineato come “in questi ultimi quindici anni gli albi illustrati abbiano raccontato la Giornata della Memoria nel modo più delicato e letterario possibile.” 
Un albo non è solo un libro con delle immagini, è un’esperienza irripetibile in cui parole e illustrazioni si alternano senza mai ridursi l’uno a essere la didascalia dell’altro, venendosi in aiuto reciproco, fermandosi con pudore e consapevolezza per farsi spazio. Può darsi che sia il testo ad aver bisogno dell’illustrazione oppure viceversa; entrambi non sono fissi, immobili, ma raccontano una trasformazione. Questa mobilità rende la storia fluida e nel cambiamento c’è sempre un piccolo posto per la speranza. E poi c’è la delicatezza della poesia: si può non scrivere mai la parola morte, si può non disegnarla mai esplicitamente, e tuttavia evocarla con la potenza di un dettaglio o la rappresentazione dell’assenza”.

Da che età si può iniziare ad affrontare questo argomento?

Non sarei tassativa nell’indicare un’età precisa in cui iniziare a trattare questo difficile argomento. Dipende anche dal soggetto che si ha di fronte. Basandomi sulla mia esperienza personale, forse, l’età più indicata è dagli 8 anni in su.

C’è un modo che Lei ritiene più giusto per spiegare la Shoah ai bambini?

Sicuramente il linguaggio della narrazione è quello più appropriato,una narrazione dove i fatti siano visti dagli occhi di un bambino, come avviene nei miei libri: La bambina del treno o ne Il ciliegio di Isaac (Edizioni Paoline) oppure ne Il volo di Sara (Edizioni Fatatrac). Il narrare ha sempre un ruolo salvifico perché “nei momenti bui – come ricorda la poetessa Vivian Lamarque – abbiamo bisogno ancora che qualcuno ci canti”.
In attesa che i bambini possano, crescendo, approfondire l’argomento a livello scolastico, seguendo un determinato percorso di conoscenza storica, ho cercato di offrire loro dei racconti per immagini che trovino vie più adatte alla loro età e sensibilità. Una letteratura-testimonianza, anche se prodotta da una finzione letteraria, può aiutare i più piccoli a conoscere la Shoah e a non
dimenticare.
Nei miei racconti, dove fantasia e realtà s’intrecciano, mi sono affidata alla dimensione allegorica della letteratura per l’infanzia, al suo lirismo magico attraverso immagini di forte impatto emozionale dove anche il silenzio può urlare ed essere assordante. La parola letteraria, il racconto d’invenzione, giunge direttamente al cuore, al sentimento. Il bambino lettore ha modo così d’interrogarsi sul senso dell’esistenza, ha modo di conoscere parole come: paura, solidarietà, gioia e sofferenza, vita e morte. Queste storie aiutano chi legge a ricordare, a recuperare un passato che non si può nascondere, ma che deve, per essere compreso, diventare anche un luogo dell’immaginario. Significa promuovere la letteratura come strumento di conoscenza storica, significa riconoscere nella narrativa la capacità effettiva di essere ponte per il passaggio dalle storie alla Storia.

Personalmente sono rimasta molto colpita dal libro Il volo di Sara, edito da Fatatrac, con le illustrazioni di Sonia M. L. Possentini. Ci racconta come è nato questo libro?

Questo libro è la naturale continuazione de La bambina del treno che narra il viaggio di Anna verso ignota destinazione. La piccola protagonista, chiusa in un carro bestiame insieme alla mamma e ad altri disperati con la sola “colpa” di essere ebrei, va incontro al suo destino, ignara di ciò che l’aspetta ad Auschwitz. Il finale è aperto e molti bambini che hanno letto questa storia mi chiedevano come sarebbe andata a finire. Per questo ne Il volo di Sara mi sono spinta più in là. Ho cercato di raccontare l’indicibile, cioè la vicenda umana di una bambina ebrea in un campo di concentramento, narrata però da un osservatore insolito, un tenero pettirosso che mostra di avere un cuore e una sensibilità che non possiedono invece le “bestie” vere che governano quel luogo di dolore e di morte. Appena Sara, all’arrivo, verrà separata dalla mamma, l’uccellino decide di farle da padre e da madre. E’ un racconto dove le parole delicate e forti per il loro valore metaforico s’intrecciano con le immagini intense di Sonia M.L. Possentini. Non c’è un lieto fine anche perché nella storia vera, quella con la S maiuscola, non c’è stato un lieto fine. Di fronte alla tragedia umana, comunque, c’è sempre una piccola via d’uscita, qui rappresentata dalla figura dell’uccellino che starà accanto alla bambina e la proteggerà fino a donarle le sue ali per l’ultimo volo.
La vicenda è inventata, ma le circostanze del racconto sono la parte buia della nostra storia che non si può eludere. E’ una storia diretta e sincera quella che ho raccontato ai giovani lettori, mettendo fra di essi e la piccola protagonista, la distanza di un volo d’uccello e la sua voce gentile. Mi ha accompagnato lungo le pagine l’arte dell’illustratrice Sonia Maria Luce Possentini, fatta di
intensi bianchi e neri, con piccoli tocchi di colore che illuminano paesaggi altrimenti senza speranza. Nel momento in cui la storia di Sara e la storia dello sterminio del suo popolo si fanno via via più terribili, il nero si dirada dalle pagine e il bianco vela l’orrore del campo di sterminio, fino a stemperarsi nell’azzurro di un cielo che guarda al futuro.
Lorenza Farina
20 gennaio 2019

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