La bambina dal nastro rosso evidenza

La bambina dal nastro rosso: un racconto tratto da una storia vera

Un libro che in poco tempo ho letto e riletto, prima da sola e poi con le mie bambine. Una storia vera che non è solo una testimonianza di un periodo storico, ma anche un invito a non perdere mai la speranza nonostante le difficoltà della vita. Un tuffo in un passato non troppo lontano, per ricordare le cose brutte successe in modo che non si ripetano più, ma per rivivere anche quella solidarietà che si era creata tra chi non aveva niente ma era lo stesso capace di donare, anche solo un sorriso.

La bambina dal nastro rosso è un libro scritto da Stella Nosella, illustrato da Marianna Balducci ed edito da L’Orto della Cultura (giugno 2019).

Marianna e Stella

Stella e Marianna sono due artiste, sempre con il sorriso e cariche di entusiasmo per il loro lavoro, con tanta voglia di sperimentare e sperimentarsi.

Marianna Balducci (a sinistra nella foto) ho avuto modo di conoscerla artisticamente per altre sue opere, e trovo geniale il suo modo di unire disegno e fotografia. Vi consiglio di dare un’occhiata alla panoramica dei suoi libri che ho fatto in un precedente articolo.

Stella Nosella l’ho scoperta proprio con questo racconto e d’ora in poi la terrò d’occhio. 😉 Non mi perdo in altre parole su Stella perché ve la presenterò meglio nel prossimo articolo insieme a un’intervista che le ho fatto per approfondire il libro che vi sto per proporre.

La bambina dal nastro rosso si chiama Antonia, ed è la nonna materna di Stella. Questo racconto è quindi la storia vera di una bambina di otto anni che si trova a vivere la sua infanzia durante la seconda guerra mondiale. Un’infanzia che – paragonata a quella dei nostri bambini – non si può forse neanche chiamare così, perché segnata da un sentimento di paura costante, morte, distruzione. Ma come troviamo scritto nel libro:

Un bambino rimane sempre un bambino, ed anche quando la felicità e la speranza sembrano sparire dal mondo, un bambino sogna, immagina, gioca, spera.

La bambina dal nastro rosso stazione

Antonia, sua sorella Maria, e la piccola Silvana, a quel tempo di appena cinque anni, riescono a trovare la gioia nelle piccole cose, come un pezzo di cioccolata, la neve che scende, una mela da mettere in tasca alla Vigilia di Natale, o l’amicizia con Giovanni, un bambino che abita vicino casa loro.

La storia è ambienta a Portogruaro, nell’inverno del 1944. Antonia vive insieme alle due sorelle, alla madre in attesa di un altro bambino, al padre, alla nonna Desideria e alla zia Nutta, la sorella non sposata del padre, che in quanto tale ha il compito di occuparsi dei bambini.

Era lei [la zia Nutta] che parlava con gli insegnanti e seguiva i ragazzi nei compiti che venivano loro assegnati per casa, ed era sempre lei ad accompagnarli al catechismo ed a sorvegliare che tutti si comportassero con decoro ed educazione: due parole che hanno caratterizzato tutta l’infanzia dei fratelli Strumendo.

Le poche cose personali che si possiedono vengono tenute con estrema cura, e per Antonia non c’è niente di più prezioso del suo nastro rosso per i capelli, capace di dare colore alle giornate annebbiate spesso dal terrore di sentire suonare Pippo, la sirena che annuncia l’arrivo delle bombe. Bisogna allora correre a nascondersi nei rifugi ricavati in mezzo ai campi, scavando la terra, e infilando assi di legno per realizzare mura e soffitto.

Il segreto di Antonia

Antonia custodisce un importante segreto: sua sorella Maria – che ha sedici anni – sta organizzando di nascosto il matrimonio con Giorgio. Insieme a lei va alla stazione per comprare dei biglietti del treno per Gorizia, dove la sorella e il suo fidanzato hanno intenzione di realizzare il loro sogno. Ed è proprio alla stazione di Portogruaro che Maria e Antonia vedono i “treni della morte”. Una volta a casa le due sorelle scoprono che anche il papà e il nonno sono stati portati via da uno di quei treni, destinati alla risiera di San Sabba.

“[…] Il papà ed il nonno sono stati portati a San Sabba, è una risiera e laggiù lavoreranno per…”, la zia Nutta si interruppe cominciando a piangere.

“Per coltivare il riso! Per i militari! Per la guerra!”, si inventò Maria, cercando di rendere la situazione più accettabile agli occhi della sorella minore.

Maria aveva mentito.

La risiera di San Sabba invece era un lager nazista nei pressi di Trieste dove le forze armate fasciste conducevano detenuti politici ed ebrei.

 

Albero di Natale nastro rosso

In casa di Antonia rimangono solo donne a dover affrontare le difficoltà di ogni giorno e ce la fanno grazie l’aiuto delle persone accanto a loro, perché a volte è proprio nella difficoltà che la nostra solidarietà diventa più grande e sincera. Ed è in questi momenti che simboli come l’albero di Natale acquistano un significato in più.

Quell’albero era molto di più di un abete addobbato: era il segno che nonostante la guerra, la fame, la miseria e la disperazione, c’erano cose che non sarebbero mai cambiate.

E questo ad Antonia dava coraggio e scaldava il cuore.

Oggi Antonia è nonna e bisnonna e ha raccontato la sua storia a sua nipote Stella che con questo libro la racconta a noi.

La bambina dal nastro rosso premio strega

La bambina dal nastro rosso è stato candidato al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019 per la categoria +11.

È un libro che, come spiega anche l’autrice, può essere letto a diverse età, con diversi livelli di comprensione. Io l’ho letto insieme a Ginevra e Beatrice, di 8 e 6 anni, con le quali avevo già affrontato in precedenza il tema della guerra e dell’Olocausto con l’aiuto di alcuni albi illustrati. Quindi sono arrivate a questa lettura preparate sull’argomento che stavano per incontrare. Insieme a loro mi sono accorta che in questo libro troviamo non solo un racconto dei tempi della guerra, ma conosciamo anche abitudini e usanze del passato del nostro Paese, e nel nostro caso di città vicine a noi. Come ci si riscaldava una volta dal freddo dell’inverno? Che giochi facevano i bambini? Abbiamo scoperto cos’era il Cibè, un gioco dove servivano due legnetti e un mattoncino. Ginevra è rimasta un attimo senza parole davanti le punizioni che si davano quella volta a scuola, come stare in ginocchio sui ceci, e a casa, dove a volte Antonia ha dovuto bere l’olio di ricino. In realtà alla zia Nutta bastava nominarlo per convincere le tre sorelle ad ubbidire.

Come Antonia era legata al suo nastro rosso, anche le parole di questo libro hanno un nastro che le lega, un nastro che non è contraddistinto dal colore ma da un sentimento di… speranza. Ne La bambina dal nastro rosso c’è la sperenza in un futuro migliore e che nessuno in quel futuro dimentichi gli orrori della guerra.

Buona lettura! Continuate a seguire il nastro rosso leggendo l’intervista all’autrice Stella Nosella nel prossimo articolo del mio blog. 😊

 

3 pensieri su “La bambina dal nastro rosso: un racconto tratto da una storia vera

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