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La bambina dal nastro rosso: intervista all’autrice Stella Nosella

Stella Nosella foto

Antonia è una bambina che nell’inverno del 1944 ha otto anni e vive a Villastorta – vicino Portogruaro – insieme alle sue sorelle, Maria e Antonia, alla mamma, al papà, al nonno, alla nonna Desideria e alla zia Nutta. La cosa più preziosa per Antonia è il suo nastro rosso per i capelli che le è stato regalato dal padre. Un giorno, tornando a casa, la piccola Antonia scopre che il papà e il nonno sono stati deportati alla risiera di San Sabba, un campo di prigionia nazista. In casa rimangono solo donne che dovranno da quel momento portare avanti tutti i lavori, anche i più duri, e lo faranno senza mai perdere la speranza e con l’aiuto delle persone vicine.

Con un salto nel tempo arriviamo al 2019, e ritroviamo Antonia diventata nonna, e bisnonna. Un giorno sua nipote Stella comincia a scrivere una storia, ma non è un racconto qualunque. Stella mette su carta i ricordi di sua nonna bambina, e così nasce La bambina dal nastro rosso. Oltre alla testimonianza della nonna, Stella consulta le fotografia dell’epoca nell’archivio storico di Portogruaro e chiede aiuto a Marianna Balducci che nei suoi lavori ama sperimentare combinazioni tra fotografia e disegno. “In questo modo,” ci racconta Marianna, “le immagini riescono ad avere un maggiore impatto di verità pur mantenendo la suggestione e la magia che il disegno riesce a comunicare.”

Beatrice legge La bambina dal nastro rosso

Per saperne di più sul libro La bambina dal nastro rosso scritto da Stella Nosella, illustrato da Marianna Balducci ed edito da L’Orto della Cultura (2019), vi consiglio di leggere il mio precedente articolo.

Intanto condivido con voi la mia chiacchierata virtuale con Stella, nella speranza di poterla conoscere presto di persona. 😊

La protagonista di questo libro è tua nonna Antonia. Che rapporto hai con lei? Da quando ti sei cominciata ad interessare alla sua infanzia e come avvenivano le vostre chiacchierate a riguardo?
Antonia, la bambina dal nastro rosso, è la mia nonna materna.
Fa parte quotidianamente della mia vita da che ho ricordi: quando sono nata i miei genitori erano molto giovani e lei mi ha accudita e cresciuta con amore. La mia infanzia è stata caratterizzata dalla presenza sua, della mia bisnonna Nene e della mia Prozia Nutta (anche loro protagoniste del libro).
Mia nonna mi ha insegnato a cucinare, a giocare a briscola, è stata mia complice e mia amica e, da quando mia mamma è mancata, è diventata anche una seconda mamma. Vi dirò di più, se non fosse stato per lei, non sarei mai diventata una scrittrice: mi ha consentito di scrivere giocando con mio figlio e lasciandomi qualche ora libera al giorno da dedicare alle avventure dei miei libri!
Un giorno, come tanti altri, mia nonna stava per l’ennesima volta raccontandomi quanto fosse dura la vita quando lei era piccola, di come aveva paura di Pippo (la sirena che avvisava dell’arrivo dei cacciabombardieri) e di quanto la figura della donna fosse totalmente diversa da com’è al giorno d’oggi. Io l’ho guardata, ho acceso il pc e le ho detto: “Nonna, speta che me scrivo tuto” (nonna, aspetta un momento che scrivo tutto). E’ cominciata così, l’avventura della Bambina Dal Nastro Rosso.
Stella e la nonna Antonia
Al centro Stella Nosella, a destra Nene, a sinistra Antonia
• Oltre alla testimonianza diretta di tua nonna hai consultato altre fonti per scrivere il libro?
Sì, mi sono confrontata con parte delle sue amicizie, ho incontrato le figlie di sua sorella, ho scavato nell’archivio fotografico cittadino e ho approfondito le mie conoscenze sulla deportazione in Veneto, concentrandomi sulla risiera di San Sabba.
Sono un’appassionata di storia e credo fortemente nell’importanza di studiarla e tramandarla.
• Che significato ha il nastro rosso di Antonia? Perché quando si trova per strada lo deve togliere?
Il nastro rosso di Antonia era l’unica cosa preziosa che lei possedesse. Le era stato regalato dal padre prima dell’inizio della guerra come compenso per i piccoli lavori che lei svolgeva in famiglia.
Lo custodiva dentro ad un fazzoletto per non sporcarlo o rovinarlo.
Indossava il nastro solo in luoghi chiusi: i colori accesi potevano attirare l’attenzione dei cacciabombardieri ed era pericoloso indossarli all’aperto.
• C’è un episodio dell’infanzia di tua nonna che le è rimasto particolarmente impresso?
Sì. Mi racconta spessissimo di quando la mia bisnonna Nene, in attesa di suo fratello Silvano, si rifiutò di spostarsi nel rifugio durante un bombardamento.
Era così prossima alla gravidanza che non sarebbe riuscita a correre e  rispose : “Se è stato deciso che io debba morire, dieci metri non faranno la differenza.”
Era una donna di ferro la mia bisnonna, la ricordo ancora sorseggiare il brandy in giardino fumando il sigaro, qualcosa di totalmente spregiudicato per i tempi che correvano. Lei e la prozia Nutta hanno badato alle figlie di Maria ed Antonia ed infine anche a me ed ai miei cugini quando eravamo piccoli.
• Io ho letto il libro una prima volta da sola e poi l’ho riletto insieme alle mie bimbe di 6 e 8 anni. Mentre scrivevi La bambina dal nastro rosso pensavi a una fascia d’età di lettori in particolare?
Sì e No.
Inizialmente avevo deciso di rivolgermi ai lettori di otto anni, gli stessi della protagonista, poi ho deciso di inserire nel testo più livelli di comprensione. Può essere un libro da rileggere anche da adulti, con il famoso “senno di poi”.
Il libro è stato proposto al premio Strega Ragazzi e Ragazze 2020 nella categoria +11.
La bambina dal nastro rosso stazione
• Ho già avuto modo di chiacchierare virtualmente con l’illustratrice Marianna Balducci che mi ha raccontato com’è nata la vostra collaborazione. Avete altri progetti insieme?
Io e Marianna Balducci ci siamo conosciute per caso.
Durante una delle mie presentazioni conobbi un ragazzo straordinario, Giulio Freschi, insegnante di scuola primaria. Spesi due parole con lui e mi parlò di Marianna con così tanta ammirazione per il suo lavoro che io cominciai a seguirla su Instagram. Notai subito il bellissimo lavoro che aveva fatto fotoillustrando il libro di famiglia “J anvùd dla Marianna” e capii che avevo davvero bisogno di lei se volevo arrivare a trasmettere a pieno la memoria di ciò che è stato.
Per “La Bambina dal Nastro Rosso” dei disegni non erano abbastanza, servivano persone vere, persone che guardassero il lettore negli occhi facendo capire che ciò che è successo è vero, e non così distante come potrebbe sembrare.
Lei mi chiese di leggere in anteprima il mio lavoro e glielo inviai con piacere. Dopo un mese eravamo ufficialmente una squadra.
Quando mi chiamò per dire che accettava di lavorare con me ero al settimo cielo, mi sentivo onorata ed allo stesso tempo consapevole del fatto che avrebbe trattato con amore la memoria della mia cara nonna.
Dopo questo libro, candidato al Premio Strega Ragazze e Ragazzi, abbiamo in cantiere un nuovo progetto, un albo fotoillustrato creato per i bambini di Amatrice. Una storia di speranza e rinascita la cui vendita aiuterà la Croce Rossa di Amatrice.

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