Sredni e Amici evidenza

Sredni Vashtar e Amici: l’infanzia raccontata in due albi illustrati di Orecchio Acerbo

Sredni Vashtar e Amici

Oggi vi presento due albi illustrati della casa editrice Orecchio Acerbo dove troviamo il ritratto di diversi aspetti del mondo dell’infanzia. Sono due libri con parole,  immagini, e formati completamente differenti; anche i destinatari non sono gli stessi. Uno infatti può essere letto ai bambini già in età prescolare, mentre l’altro – a causa del vocabolario e del tema più complesso – è dedicato a bambini più grandi. Quello che accomuna questi albi non è solo il fatto di essere entrambi due novità della stessa casa editrice ma la presenza dello spirito bambino nel suo aspetto forse più selvaggio.

Inizio a presentarveli partendo da quello che mi ha colpito di più e che ho dovuto rileggere più volte per poterlo apprezzare e comprendere pienamente. Sono proprio questi i libri che lasciano maggiormente il segno, quelli meno immediati e che a ogni rilettura svelano qualcosa di più profondo.

Sredni Vashtar è un racconto di Saki, illustrato da Francesca Pusceddu, tradotto dall’inglese da Damiano Abeni, per Orecchio Acerbo (agosto 2019).

Lo introduco riportando una riflessione di Giorgia Grilli, nel suo Libro nella giungla. Orientarsi nell’editoria per ragazzi, Carocci editore:

” […] un altro aspetto che ha sempre fatto parte dei cosiddetti classici e che caratterizza anche oggi i romanzi per l’infanzia più interessanti e profondi é la capacità di accostare questa età all’ombra, al mistero, al dolore, al male, qualcosa che anche solo a pronunciarla ci fa rabbrividire, perché nella vita siamo tentati se mai di preservare i bambini da tutto ciò che è oscuro, pericoloso, mortale, mentre essi a quella dimensione sono vicini per natura, in quanto individui ancora sospesi, indefiniti, “in forse”, Giorgio Agamben direbbe “larvatici”, fantasmatici, sulla soglia tra il nostro mondo e qualcos’altro, tra l’essere e il non essere, […] Se la tendenza generale è quella di edulcorare ciò che si propone all’infanzia e ciò che riguarda l’infanzia, è di vederla ostinatamente come l’età a cui non possono che accostarsi allegria e spensieratezza, sorrisi e svaghi, ci sono autori che, nel rispetto di questa età per come è davvero, con tutta la sua abissale complessità ontologica ed emotiva, non temono di scrivere libri in cui i bambini possano riconoscersi anche per ciò che di angosciante, misterioso, doloroso e spaventoso vivono.”

Hector Hugo Munro, alias Saki, nato nel 1870 in Birmania, non scrisse in realtà pensando a un lettore bambino. I suoi racconti brevi dal carattere spesso grottesco e macabro sono perlopiù destinati agli adulti. La lode per aver proposto ad un pubblico più giovane un racconto del genere, che mette al centro l’infanzia tradita dal mondo degli adulti, sfidando provocatoriamente l’idea che i bambini siano innocenti, va quindi alla casa editrice Orecchio Acerbo.

Il protagonista di questo libro è Conradin, un bambino di dieci anni, affetto da una malattia che secondo il dottore gli lascerebbe ancora cinque anni di vita. I suoi genitori non ci sono più, perciò è affidato alla cugina, la Signora De Ropp.

Agli occhi di Conradin lei rappresentava quei tre quinti di mondo che sono ineludibili e spiacevoli e reali; gli altri due quinti in perenne antagonismo con quei tre, si concentravano in se stesso e nella sua immaginazione.

Oltre che dalla malattia, la vita di Conradin è segnata dalla noia e dalla mancanza d’affetto, in quanto la sua tutrice prova un certo piacere a imporgli obblighi e divieti. Il suo unico rifugio diventa un capanno degli attrezzi, in un angolo dimenticato, dove abitano una gallina di razza Houdan e un furetto, che per Conradin si trasforma in una divinità, contrapposta al Dio che la Signora De Ropp va a pregare in chiesa, considerata dal bambino

un tempio di una fede falsa.

Conradin chiama il furetto Sredni Vashtar, e lo onora portandogli noce moscata che deve essere rigorosamente rubata. La Donna si accorge ben presto delle continue permanenze del bambino nel capanno degli attrezzi e per farlo smettere, vende la gallina di razza Houdan. Conradin disperato, ogni notte inizia a chiedere al suo dio, Sredni Vashtar, di concedergli una grazia. La Signora De Ropp capisce che le visite al capanno non sono cessate e decide di andare a vedere cos’altro nasconde Conradin, che sentendosi ormai sconfitto e ancor più infelice, comincia a salmodiare a gran voce l’inno al suo dio in pericolo:

Sredni Vashtar scese

sul campo di battaglia.

I suoi pensieri erano rossi pensieri

e le zanne erano candide.

I nemici invocarono pace,

ma lui portò morte.

Sredni Vashtar

il Magnifico.

In Coradin si riaccende la speranza che il suo furetto possa avere la meglio sulla crudele Signora De Ropp e… Non vi svelo il finale, ma è forse proprio qua che emerge l’aspetto più macabro della storia.

Graham Greene, nella prefazione ai Racconti di Saki (Il Saggiatore, marzo 2017), mette in relazione questo autore con Kipling e Dickens, tutti e tre con infanzie segnate che hanno poi segnato la loro storia letteraria, e l’immagine di questa etá che fanno emergere nei loro libri.

Le illustrazioni di Francesca Pusceddu collocano il racconto nel contemporaneo (Saki lo scrisse nel 1911), e sono prevalentemente in bianco e nero; solo il furetto emana una luce arancione e gialla.

Se consideriamo che lo scopo della letteratura sia quello di scuotere il lettore, direi che questo racconto, nel suo formato di albo illustrato ci riesce molto bene. Il mio invito è quello di non soffermarsi unicamente sul finale ma di riflettere sui molteplici temi proposti, come l’infanzia rubata, la religione, la malattia, e soprattutto di immergersi nell’arte, perché questo libro con le sue allusioni, il suo linguaggio ricercato e le sue immagini forti, è una vera opera d’arte.

Età di lettura: dai 9 anni.

Cambiamo completamente stile e registro ma continuiamo a “leggere l’infanzia” con Amici di Satomi Ichikawa, per Orecchio Acerbo (ottobre 2019). In questo albo troviamo altri aspetti dell’infanzia, e cioè il contatto con la natura, la fuga dalla civiltà, o meglio dalle rigide regole che questa impone, e il forte legame che i bambini sono capaci di creare tra loro, che possiamo leggere come una contrapposizione tra mondo bambino e mondo adulto.

Amici per i giorni di festa

amici per quelli di tempesta,

amici da gennaio a dicembre.

Amici. Amici per sempre.

Il libro inizia con parole in rima che suonano come una filastrocca, un inno all’amicizia. Altre parole con lo stesso ritmo terminano questo albo, quasi a formare una cornice c8he lo racchiude in uno spazio e tempo non definiti. Anche le illustrazioni dai tenui colori sono all’interno di altrettante cornici dal bordo bianco e mostrano bambini che giocano nei prati, salgono sugli alberi, che ridono e fanno le boccacce. Bambini irriverenti che disegnano sui muri, confidano segreti, esplorano soffitte, e sono capaci di meravigliarsi con le bolle di sapone o davanti una ragnatela.

I bambini rappresentati sono maschi e femmine, grandi e piccoli, con le trecce o con i riccioli, biondi o castani; si rimanda così a una narrazione – fatta di parole e immagini – proiettiva, che riporta cioè a un immaginario collettivo dell’infanzia come età d’oro.

A tal riguardo cito alcune parole dal libro di Kenneth Grahame, L’età d’oro (Adelphi Edizioni, 1984), che ben spiegano questo concetto:

“I grandi, nostri ‘maggiori’ per uno scherzo del caso, non ci ispiravano rispetto, ma soltanto una certa invidia (per la loro fortuna) e un po’ di compassione (per la loro incapacità di approfittarne). Una delle più sconfortanti caratteristiche della loro natura, infatti (ce ne rendevano conto quelle rare volte che speravamo un po’ del nostro tempo per pensare a loro), era proprio che pur avendo licenza assoluta di abbandonarsi a tutti i piaceri della vita non se ne concedevano mai nemmeno uno. Avrebbero potuto sguazzare tutto il giorno nello stagno, inseguire i polli, arrampicarsi sugli alberi coi più impeccabili vestiti della festa; erano liberi di comprare polvere pirica alla luce  del sole, di sparare palle di cannone e di far esplodere mine sul prato: ma loro non se lo sognavano nemmeno. […] Insomma, l’esistenza di quelle divinità olimpiche [gli adulti] sembrava del tutto priva di interessi, proprio come i loro movimenti erano torpidi e circoscritti e le loro abitudini convenzionali e insulse.”

Ecco allora l’immagine di un’infanzia tutt’altro che passiva, ricca di stupore e meraviglia, impaziente di fare “marachelle” appena gli adulti non ci sono, e capace di dar valore alle cose più autentiche come l’amicizia. La semplicità e immediatezza di quest’albero lo rendono adatto anche ai lettori più piccoli, a partire dai tre anni.

Buona lettura!

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