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BlackBird. I colori del cielo di Anne Blankman – Giunti Editore

BlackBird

È un periodo in cui un po’ tutti ci sentiamo sfiniti e stremati. È difficile continuare a vedere il lato positivo delle cose e ci facciamo prendere dallo sconforto e dal nervosismo. Continuiamo ad ascoltare notizie poco rassicuranti che cambiano di continuo, contribuendo ad accrescere un senso comune di insicurezza e instabilità. Con lunedì anche Ginevra e Beatrice ricominceranno la didattica a distanza e oggi hanno salutato i compagni di classe che sicuramente non rivedranno per alcune settimane. In questo momento mi sembra impossibile fare progetti, o dare spazio ai sogni. E proprio quando ho l’impressione d’aver perso ogni certezza, mi fermo e mi guardo intorno. Vedo le mie bimbe che giocano tra loro, le sento ridere e litigare. Mi accorgo dei miei libri che occupano ogni angolo della casa e che per me sono molto più che oggetti.

I libri, mai come adesso, sono finestre verso l’esterno, sono navi che mi fanno solcare i mari dell’immaginazione e ali che mi guidano verso la libertà.

BlackBird. I colori del cielo è un libro che mi ha fatto compagnia in questi giorni. In Italia è pubblicato da Giunti (gennaio 2021), con la traduzione di Rubina Ronci, e l’autrice è Anne Blankman, nata e cresciuta a Niskayuna, una piccola città dello stato di New York. È stata una lettura particolarmente coinvolgente, capace di commuovermi e di farmi riflettere su temi profondi come la libertà, la religione, la famiglia, l’amicizia.

Siamo a Pripyat, in Ucraina nell’aprile del 1986. 

Valentina aguzzò la vista. Alle sette e mezza di solito il cielo era di un blu uovo di pettirosso.

Non oggi.

Il cielo verso sud era rosso. Il fumo arrivava fino alle nuvole scarlatte. Non era né nero né grigio, ma di uno strano blu, una tonalità mai vista prima.

Quando Valentina Kaplan e Oksana Savchenko si svegliano, si rendono subito conto che quella mattina c’è qualcosa che non va. I padri – che lavorano alla centrale nucleare –  non sono rientrati a casa, e il cielo è di uno strano colore. 

Cosa può essere successo?

Il reattore quattro della centrale nucleare è esploso, ma il governo (l’Unione Sovietica) fa di tutto per tenere nascosto il disastro.

Il fumo si diffondeva nel cielo rosso. L’aria sapeva ancora di metallo e terra. A Valentina pizzicava la gola. 

Valentina è di origine ebraica e la famiglia di Oksana è piena di pregiudizi verso gli Ebrei, per questo motivo le due bambine non si sopportano. In poco tempo però si ritrovano a dover fuggire insieme, e a prendere un treno fino a Leningrado (oggi San Pietroburgo), dove vive Rifka, la nonna di Valentina. Giorno dopo giorno, Valentina e Oksana imparano a conoscersi, e diventano amiche. Oksana scopre che molte delle cose raccontate dai genitori non sono vere, e Valentina viene a conoscienza del segreto della nonna.

La storia fa un salto indietro nel tempo e ci conduce nell’agosto del 1941 a Kiev.

Viene raccontata l’infanzia di Rifka Friedman, che scappa insieme al cugino Nathan per riuscire a mettersi in salvo dall’avanzata dell’esercito tedesco. Rimasta sola e al limite delle forze, Rifka sopravvive grazie all’aiuto della famiglia di Feruza, con la quale stringe una profonda amicizia.

“[I merli] Sono il simbolo dell’eternità” disse Feruza. “E io penso che come loro la nostra amicizia durerà per sempre. Se tu lo vorrai” aggiunse guardando velocemente Rifka.

Oltre ad avvenimenti storici importanti e drammatici, il libro descrive la bellezza di alcuni luoghi come i colori delle vie della città di San Pietroburgo e il Giardino d’Estate.

Edifici enormi si estendevano lungo il viale. Alcuni erano fatti di mattoni gialli; altri erano color pastello, belli come torte glassate. Oksana non sapeva che gli edifici potessero essere dipinti di rosa, verde o blu. Non aveva mai visto colori simili.

Forse il segreto per superare i momenti più difficili è proprio questo: cioè trovare la bellezza in quello che ci circonda, ed essere capaci d’instaurare legami autentici tra le persone.

Un libro adatto a partire dai 12 anni.

Buona lettura!

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